G
IOVANNA
V
ENTRONE
V
ASSALLO
Ceramica islamica / Islamic Pottery
The employment of lead-glaze on the Islamic pottery
was reintroduced beginning with the Umayyad period
(mid-7th-mid-8th century) on items with moulded
decoration, but only with the Abbasid caliphate,
beginning from 750, it extended to pottery with painted
decoration. In fact, the potters of the two new capitals,
Baghdad and Samarra, encouraged by the stimulus
given to the arts and sciences, successfully dedicated
themselves to the imitation of the Chinese pottery of
the Tang period (618-907), such as the white-cream
type and the splashed and mottled wares, the latter
produced in China between 700 and 750, and also
reproduced many of its shapes, especially the bowls
with rounded sides and reversed and lobed rim; soon
after they successfully launched into attempts to create
new decoration techniques, giving birth to a highly
characteristic style of their own, as witness the findings
of the most important archeological sites.
Pottery with painted and incised decoration under
a lead-based glaze
(MO90, MO89, MO91)
Iranian territories; 10th-11th century.
In order to meet the demand for imitation of the
whiteness of Chinese porcelain (obtained through the
employment of kaolin and feldspar) which allowed to
give great emphasis to the colours of the decoration, the
potters tried to hide the yellow, pink or red of the clay
under a pale slip over which the painted decoration had
then to be covered with a lead-based glaze. Since its very
early employment in Mesopotamia this procedure saw
the application of two important innovations, namely the
use, beside copper green and iron yellow, of manganese
brown, and the decoration technique of incising by
means of a sharp tool for the outlining of geometric and
vegetal motifs. On the outside the objects are covered
with slip until under the foot, which is generally disc-
shaped, but the glaze stops shortly below the rim.
L’uso della vetrina al piombo è stato reintrodotto sulla
ceramica islamica fin dal periodo omayyade (metà VII-
metà VIII secolo), su oggetti con decorazione a stampo
ma solo con l’avvento del califfato abbaside, a partire
dal 750, esso si è esteso alle ceramiche con decorazione
dipinta. Infatti gli artigiani delle due nuove capitali,
Baghdad e Samarra, spinti dall’impulso dato alle arti e
alle scienze, si applicarono con successo nell’imitazione
della ceramica importata dalla Cina dei Tang (618-907),
come il tipo bianco-crema e il tipo a colature e a
macchie, prodotti questi ultimi in Cina tra il 700 e il
750, e riproposero anche molte delle sue forme, in
particolare le coppe con profilo ricurvo e bordo riverso
o lobato; gli stessi si cimentarono poi e con successo
nella creazione di nuove tecniche di decorazione dando
vita a uno stile proprio e ben individuabile, come
testimoniano i rinvenimenti archeologici dei centri più
importanti.
Ceramica dipinta e incisa sotto vetrina al piombo
(MO90, MO89, MO91)
Territori iranici; X-XI secolo.
Per rispondere quindi all’esigenza di imitare il candore
della porcellana cinese (ottenuta mediante il caolino e il
feldspato) che permetteva di dare risalto ai colori della
decorazione si è cercato di nascondere il colore giallo,
rosa o rosso, dell’argilla sotto un ingobbio chiaro sul
quale la decorazione dipinta doveva poi essere ricoperta
dal rivestimento vetroso con ossido di piombo. In
questo procedimento sono state applicate fin dall’inizio
in Mesopotamia due innovazioni: l’uso, accanto al
verde di rame e al giallo di ferro, del bruno di
manganese, e la tecnica dell’incisione a punta sottile
per delineare motivi geometrici e vegetali. All’esterno
gli oggetti sono ingobbiati fin sotto al piede,
generalmente a disco, ma la vetrina si arresta poco al di
sotto del bordo.
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